cittadino modello ho iniziato a fare la raccolta differenziata anche su window, un sacco di cestini sul desktop.
Domanda: in quale giorno della settimana passano a raccogliere le cazzate?
Tri jè i pecati che el Signor no’l perdona mia:
Devo ancora capire chi dei due è Maometto e chi la montagna.
Io ci provo ogni tanto a fare il Maometto ma a quanto pare sei una montagna troppo alta.
Muore la notte mentre luce illumina il mio posto vuoto e, con lei, muore l’uomo che io ero.
Muore l’uomo che amavi chiamando bastardo, che ti voleva santa e puttana mentre sfogavi la tua rabbia sulla sua pelle.
Muore l’uomo che ha violentato la tua mente, usato il tuo corpo ricercando piaceri nascosti.
Avido di ogni tuo pensiero, geloso di ogni tuo sguardo muore chi non ti ha mai detto Ti Amo.
Aumenta la luce sul quel cuscino ancora gonfio, sulla piega perfetta a metà delle lenzuola,
scorre la tua mente memorie mentre dai tuoi denti stretti esce soffocato “Bastardo!”Comincia così, parole di notte.
Sentirla senza toccarla, dare forma ad una voce, immaginare un viso un corpo.
Lei parla, chiede, domanda.
La guardo, non la vedo, la sua voce le sue parole entrano, vibrano e già mi prendono.
Uomo terreno, radicato, saldato ad una vita che credevo la mia comincio a volare, un magico volo.
Mi sforzo di ragionare mi aggrappo a tutto ciò che mi sta intorno, non ci riesco.
La notte è fonda, fredda, il fiato delle mie parole appanna i vetri ogni tanto dei fari entrano a ricordarmi che sono su una strada ma la sensazione è breve, quasi nulla.
Abbandono il luogo, rincorro raggiungo ogni sua parola ogni suo suono e lo faccio mio.
Avrei voluto che quella notte non finisse mai, tenerla con me all'infinito.
A distanza di tempo mi accorgo che quella notte non è ancora finita.
Ti dipingo con parole e fantasia inviando pensieri elettronici.
Accendi quel cacchio di telefono!!
Valeriè ha gambe lunghe, vita sottile.
Valeriè ha seno piccolo, labbra rosse.
Valeriè ha occhi neri come i suoi capelli.
Valeriè ha tacchi a spillo, scollatura audace.
Valeriè ha pelle liscia, unghie feline.
Valeriè ha erre francese.
Valeriè legge in silenzio.
Valeriè prende la penna e scrive.
Valeriè mi ritorna il contratto e dice:
“ A queste condizioni, prendere o lasciare!”
Prendo!
(Accidenti alle donne manager... e pure gnocche!)Le mie unghie si infilano nel terreno creando solchi e nelle mani un pugno di terra mi aiuta a nascondere il viso dietro il velo della notte.
Trattengo il respiro, scende, scende ogni notte circondata dal branco per dissetare le sue labbra.
Sono qui a vederla mentre la corsa fa danzare il suo seno e la luna illumina il suo corpo chiaro.
Avida si distende come un lupo sulla preda, i suoi fianchi, sì i suoi fianchi, possederla.
La preda.
Occhi feroci mi sbalzano fuori, la rabbia e la voglia si mischiano, negli occhi i suoi fianchi, nelle unghie la sua pelle, nelle mani la sua carne.
I denti le urla il dolore.
Troppe notti ad aspettare hanno cresciuto in me la furia, la lotta è violenta, veleno scende dai miei morsi fino a che l’ultimo del branco non fugge.
E’ sola.
Mi sfida, mi avvicino, posso sentire il suo odore, ancora denti, ancora unghie, le sue, a lacerare le mie ferite aperte.
Possederla.
Ora i suoi fianchi mi appartengono e il suo corpo sprigiona il richiamo selvaggio, l’ultimo spasimo di dolore è il primo grido di piacere, i suoi seni ora danzano per me seguendo i colpi del mio corpo che la cerca e la invade.
Le sue mani cercano i miei fianchi affondando e trascinandomi a lei mentre gli occhi penetrano i miei.
Un giaciglio dove terminare la notte.
Veglio il suo sonno, che niente e nessuno possa disturbare il suo riposo.
Attendo che sia l’aria a portarle il risveglio giocando con i suoi capelli, che sia il sole a trovarla così,
aspetto che apra gli occhi per rubarle il primo respiro.
Vorrei trasformare in carne le mie note, dare loro un corpo, un respiro, stringerle in una morsa, incatenarle.
Ho la brutta abitudine di non scrivere mai quello che le mie dita riescono a raccontare accarezzando i tasti del pianoforte.
Note, solo note che si alzano e volano via nell’attimo esatto in cui le suono.
Tutte nella mente escono rapide, mai le stesse, mai uguali, come nuove parole per nuove emozioni.
Vado a comprare una matita!
Una leggera vibrazione del cellulare mi avverte che c’è un messaggio.
Un ronzio leggero insospettabile, nessuno lo sente solo la mia gamba sinistra avverte quel formicolio, sto cenando, continuo la mia cena.
Caffè, esco a fumare.
E’ un primo maggio tiepido, si sta bene fuori, prendo il telefono lo apro:
Un nuovo messaggio da Lei!
Lei!!
Novembre 2007
L’autostrada è la solita, anche la colonna è la solita alla barriera di Mestre.
E’ mattina, “devo partire prima “ penso, ma a che ora, per evitare questa colonna di cui anch’io sono una causa?
La radio chiacchiera e mi tiene compagnia, fa freddo fuori, le macchine si muovono lente, la mia fila cammina...ecco già fermo.
Mi guardo attorno, quanta gente quante macchine quanto rumore quanti pensieri.
Chissà di cosa starà parlando Lei così animatamente.
La sua macchina è affiancata a destra della mia...i capelli neri tirati dietro l’orecchio lasciano spazio alla cuffia Bluetooth, lo sguardo in avanti e la mano sinistra sul volante, il suo anulare porta un anello, inconfondibile segno.
Le sue labbra carnose si muovono mentre sparano parole chissà a quale indirizzo e la sua testa scuote a volte violentemente per rimarcare quei no che immagino pronunciasse la sua voce.
La mano destra accende una sigaretta tra quelle meravigliose labbra ed una fessura del vetro fa uscire nuvolette di fumo.
Non lo so cosa mi è preso, cosa la mia mente abbia pensato in quel momento, ho preso un foglio dal blocco, la penna, ed ho scritto in grande il mio numero di telefono.
L’ho appoggiato al finestrino destro della mia macchina e tenuto fin quando la fila ha cominciato a muoversi.
Passo il casello prima di Lei e continuo la mia corsa, la tangenziale è trafficata, la devo percorrere tutta e penso al gesto che ho appena fatto, sciocco mi ripeto, sorrido e vado avanti, qualche minuto dopo il telefono squilla.
“Ci conosciamo?” mi chiede
“Al prossimo autogrill davanti ad un caffè” rispondo
Lei chiude, questa mattina devo essere matto.
Sosta in autogrill, c’è colonna anche alla cassa è il mio turno “un caffè...no, chiedo scusa...due”
non vado al banco ma esco con lo scontrino in mano e aspetto. Illuso!
Ed invece la vedo arrivare, Lei non mi riconosce, non ha avuto il tempo ma io sì, mi passa accanto la guardo e dico “ ci aspettano altre colonne...quella della cassa la evitiamo” sorride, prendiamo il caffè 4 chiacchiere, il tempo è poco, buona giornata...ognuno per la sua strada.
Appena risalito in macchina prendo il telefono, recupero il numero dell’ultima chiamata... memorizza numero....nome.. Lei.
La giornata scorre veloce, un messaggio “grazie per il sorriso, sono in debito”.
Passano giorni, pochi in realtà, fino a quando arriva il giorno.
La città non è la mia, la voce femminile del tomtom mi guida tra vie sconosciute, arrivo in anticipo al luogo dell’appuntamento, accendo una sigaretta, aspetto.
Non è la donna dell’autostrada che ho davanti, è un sorriso bianco che abbaglia, contornato da due labbra che ne fanno una splendida cornice.
Occhi neri che per quanto li guardi non riesci a penetrarli e ne rimani intrappolato, il cappotto la cinge senza coprirne le forme evidenziate dal movimento imposto dai tacchi che porta, è alta, è alta quasi come me con quei tacchi.
La macchina corre verso un luogo che lei conosce.
Seduti ad un tavolo, riflessi di luce nei bicchieri che teniamo tra le mani mentre cominciamo a conoscere le espressioni uno dell’altra, le smorfie i sorrisi, le parole.
Il tempo scorre veloce scivolando sui nostri discorsi, sui nostri bicchieri.....”seguimi”
ed io la seguo salendo quella scala varcando quella porta, la persiana semichiusa filtrava la luce necessaria per vederla mentre appoggiava il cappotto.
La mia mano prende la sua e l’accompagna nel gesto che stava facendo fermandole il polso, i suoi occhi nei miei, l’odore di alcol si mischiava al suo profumo, le sue labbra, le mie, la lingua avida che invadeva la mia bocca, ho bramato, desiderato quelle labbra tutta la sera ed ora erano mie, ne sentivo il gusto la consistenza la voglia, nella mia mano la chioma nera dei suoi capelli che stringevo tirando all’indietro per avere il suo collo, il suo abbandono alle mie labbra che sfioravano la sua pelle, mentre i bottoni della camicia aprendosi mi regalavano quel pizzo nero delicato, la mia lingua disegnava strade su quella pelle mentre le mie mani prendevano possesso del suo seno liberandolo dall’indumento che poco serviva, giochi di lingua i suoi capezzoli turgidi esplodevano nella mia bocca mentre ascoltavo i suoi gemiti, i denti, i piccoli morsi come piccoli aghi che salgono al cervello ed amplificano il piacere mentre le sue mani mi spogliano.
Una pelle da esplorare ed ogni punto culmine di sensazioni...la mia eccitazione che sale ad ogni sua voglia percorro il suo corpo sconosciuto, esploro ogni punto della sua pelle...ascolto la sua eccitazione crescere mentre la mia mano la cerca scivolando tra le cosce velluto sotto i miei polpastrelli e mi inebrio di umori sapori di suoni di voci di baci, la pelle tesa la bocca ferma l’attimo immobile lo senti lo ascolti lo desideri lo vuoi...tutto è immobile...un colpo, un fendete, un ramo duro, una spada. .in fondo.. un urlo un sospiro ed è... il suo piacere si muove sopra di me e prende ritmo e forma...la danza del suo seno le sue mani che cercano i miei fianchi mentre il mio corpo la invade e la sua carne prende la mia...come un martello scandisco ogni colpo trascinandola a me senza respiro ed arriva dritto al cervello prendendo tutto il corpo, vorace, avida fa sua ogni parte di me e la sento, in quel momento che è solo carne, e la chiamo “puttana” un spasmo percorre il suo corpo, una vibrazione un orgasmo.. una serpe che stringe, cpstringe, avvinghia e non ti da respiro..”non fermarti” quasi mi implora mentre i mie colpi aumentano la frequenza e invento parole che spaccano l’anima e sento la sua fame la sua sete i suoi orgasmi contrarsi e stringermi tra la sua carne.. scivolo in lei ed è sempre più mia mentre la guido in questo abbraccio di corpi....ma è lei che decide il momento ed io non mi so più difendere...è lei che decide l’ora l’attimo
ed il suo movimento cambia.. ora è lei che guida ed il mio corpo reagisce, sono io immobile mentre la guardo con gli occhi sbarrati, quando le pupille diventano punti ed il piacere prende ogni parte di me...è lei che batte il ritmo di questa sinfonia ..che mi tiene dentro ascoltando ogni mia pulsazione chinando la testa sulla mia.. baciando la mia bocca che non ha più parole...un accordo finale perfetto!
Chiude gli occhi sul mio petto mentre accarezzo i suoi capelli e sento il suo respiro rallentare.
L’abbraccio il bacio e vedo la sua macchina allontanarsi dallo specchietto retrovisore.
Il ritorno è lento...c’è tempo mi dico...ora c’è tempo per dimenticare!
1° maggio 2008 – 20,03
Un nuovo messaggio da Lei!
“Ho voglia di te!”
Scivolo piano lambisco ogni cosa e ti bagno di me.
Ero acqua ieri nei tuoi occhi umidi, acqua oggi sulle tue labbra,
scorre acqua sulla tua pelle calda brividi inturgidiscono i tuo seni, ineluttabile richiamo di bocca e di mani, scendo e ti bagno ventre di donna che trema e sussulta che attende che prendo ed avvolgo e stringi le mani e cerchi e non trovi, sono acqua mi senti e non senti e scivolo ancora e inarchi la voglia, implori e mi odi e scivolo ancora e indugi ed aspetti un colpo un fendente e scivolo ancora su cosce di seta e scorro più piano e tremi e scivolo ancora su pelle e su gambe e ti turbi e t’infiammi e scivolo via e respiri l’essenza e l’assenza di me.Trovavo la porta aperta e lei ad aspettarmi cima alla scala.
Salivo di corsa, quasi senza respirare e mi fermavo al penultimo gradino.
Stare un gradino più in basso faceva entrare i miei occhi nei suoi, il suo sorriso ed il suo dirmi “Ciao amore” m’incantava.
Rimanevo a guardarla senza fiatare mentre le sue labbra si avvicinavano alle mie.
C’era un momento, un istante, un attimo, l’attimo prima di ogni cosa in cui tutto diventava meraviglia.
Tutto si fermava, sembrava che il mondo rallentasse il suo moto per permettermi di assaporare quell’istante.
Sentivo il suo respiro vicino al mio, i miei occhi riflessi nei suoi, l’avvicinarsi lento delle sue mani, il calore delle sue labbra che sfioravano le mie, il profumo che mi riempiva le narici, il cuore fermo, la pelle tesa,
“Ho voglia di te” sussurrava.
Ricordo bene quando, un po’ per scherzo un po’ per presunzione, le dissi “porta penna e calamaio e la tua anima sarà mia”.
Lei sorrise e sono sicuro che già sapeva che chi firmava ero io.
Stavo firmando la condanna al mio demone, da cui nessun avvocato poteva difendermi, nessun tribunale mi avrebbe graziato.
“...meglio un ergastolo sentimentale che la vita innaturale senza te..” recita Ivano Fossati in una sua canzone.
Questo è il mio ergastolo!
Consapevole che tutto era già scritto e che il destino ci avrebbe divisi da lì a poco, vivevo ogni momento di lei.
Ma la resa dei conti arriva, ti prende ti attanaglia e non ti puoi difendere, inerme, impotente cammini incontro a quel destino che ci ha fatti incontrare per poi dividerci, che ci ha portati in paradiso schiacciandoci poi in giorni d’inferno.
E adesso arrivi tu, mi prendi per mano e mi dici... “raccontami” ed io ti guardo negli occhi e racconto dell’uomo che non ha mai parlato d’amore fino al giorno in cui quel demone dal viso d’angelo lo ha fatto innamorare dell’amore.
L’ho amata così tanto che la parola amore non basta.
E tu mi ascolti e ti si gelano le mani nelle mie mentre ti dico che
Ho amato la donna ed il suo essere
ho amato la conquista, la mia, la sua
ho amato ogni sensazione, ogni emozione
ho amato l’universo che si è creato intorno a noi
mai un giorno senza un buon giorno
mai una notte senza una buona notte
mai un pensiero che non fosse lei
ho amato il tormento continuo che mi distruggeva
ho amato la sua mente
ho amato il suo amore
ho amato quella sera insieme, lei un angelo ed io che arrivavo dal lavoro era tardi e non c’era tempo nè di lavarsi nè di cambiarsi
ho amato gli occhi che mi guardavano e non vedevano il vestito sporco ma l’uomo che c’era dentro
ho amato i suoi sorrisi
ho amato tutte le parole che ho inventato per lei
ho amato i suoi brividi
ho amato le sue lacrime quando mi disse “parto”
ho amato il suo corpo che non mi stancavo di baciare
ho amato la sua pelle sulla quale ho disegnato le mie strade
ho amato la sua carne quando prendeva la mia
ho amato ogni cosa che ha toccato, visto, detto
ho amato lei!
Mi guardi in silenzio mentre ti parlo, stringo le tue mani ed i tuoi occhi si fanno lucidi.
“Sto bene” ti dico, sorridi e non ci credi.
“E’ una lama” ti dico “ che ti penetra nella carne e ti lascia senza fiato ed un secondo dopo svanisce e rimane una ferita che il tempo ciccatrizza”
“perchè finisce un amore?” mi chiedi
“per lasciare posto ad un altro che nasce” rispondo
Risposta sciocca lo so, ma mi devo difendere.
Grazie per avermi tenuto le mani.
(era una promessa)
Potrei riempire la tua mente di parole e la tua bocca di sorrisi,
continuare a parlare di te per ore senza freni, senza remore e
senza remore frugare sulla tua pelle alla ricerca dei piaceri più nascosti,
accarezzarti di pensieri che ti coccolano e ti esaltano...
eccitare la tua mente ed il corpo,
ed ancora fiumi di parole che ti portano in volo...il magico volo
saresti fulcro, centro, dove da te parte ogni raggio....
e tutto converge su te.
Aspettando una luce che sembra lontana quanto la tua presenza, arriverà l’alba ma non tu.
Passano minuti ed ore mischiate di sogni e bruschi risvegli mentre la mia mano cerca i tuoi fianchi, i tuoi seni e pelle di seta, odori, umori e labbra che chiedono e mani che prendono ma trovo solo lenzuola candide che non sanno di te.
E ti cerco in una musica mentre i miei occhi fissano il soffitto trovando solo buio.
La sveglia scandisce i colpi del tempo che mi invadono i timpani, martellano la mente ed è rabbia e tormento questo cuore che batte più forte il sangue che scorre in un corpo che pulsa la voglia di te.
E mi invento il tuo corpo, in ricordi di ieri, che scivola piano e mi bagni di umori, sapori e mi cerchi mi senti mi trovi mi vuoi, il tuo seno che preme e non c’è più respiro.
Ed è dolce il tuo essere sola con me, che mi prendi e ti inarchi e poi urli ed è rabbia il tuo essere sola con me che mi vuoi con le unghie con i denti.
E ti stringo e mi stringi e mi chiami ti chiamo e ti voglio mi vuoi ed è unico corpo che batte che prende e mi prende che fende ferisce e guarisce….ed è notte, la notte è guardarti dormire.
La notte sei tu.
Ci sono momenti in cui le parole non bastano.
Non ci sono parole che mostrano la smorfia del mio viso, la luce triste dei miei occhi.
Non ci sono parole che sanno descrivere il dolore di un momento.
Non ci sono parole che sanno pronunciare il silenzio di un cuore.
Ci sono momenti in cui tutto si ferma ed io non ci sono.
Ci sono momenti in cui non ti so dire quanto ti voglio bene.
La mia mente insegue milioni di pensieri, la penna rimane immobile tra le mie dita, non ci sono parole.
Per Lui, per Te.
Ciao.
Vorrei incontrarti lungo gli argini di un fiume o per caso su una strada o dietro la porta di casa mia.
Vorrei raccogliere solo le briciole delle parole sussurrate ad un sordo e fartene sentire il peso.
Tu, che nel tuo mondo dai un nome ad ogni cosa, ad ogni bambola, non chiedermi perdono perché è così che mi hai voluto.
Piove sui vetri mentre cerco i tuoi fianchi e ti amo negli occhi e nel cuore ma nelle mani solo notti bianche che coloro di sogni.
Dovrei chiamarti ma ogni volta mi fermo lontano.
Sarà quel che sarà.
E mi ritrovo a guardare un passato che mi costringo a chiamare presente,
un presente immobile, stampato su carta.
Cosa rimane di noi, delle nostre parole, dei nostri silenzi?
Una fotografia.